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lunedì, luglio 07, 2014

Category "Other": any ideas?


Sometimes when you deal with worksets you can find some unexplicable objects popultating Workset1 (one of the default worksets created by Revit when the work sharing has been activated).
I wrote a little macro to retrieve in one line all the IDs of the objects grouped by Workset, divided by Instances and Type definitions.

Here's an excerpt of the txt file that you will find on the desktop (I've used notepad++ to show how the rows are built).


Element ID's are placed in one row separated by a semicolon for your convenience when selecting by ID's back in Revit.

Anyway, I can't figure out what this "Other" category stands for, any ideas? There are no good views to show those elements in the working canvas.

You can find the code here.

If you are happy with my code please show me some gratitude Paying What You Want via PayPal to:

puntorevit@gmail.com

venerdì, febbraio 10, 2012

Gerarchia delle sostituzioni grafiche

Questo post vale semplicemente oro.
Si devono ringraziare gli autori del blog The Revit Clinic .
Di seguito una traduzione spiccia a beneficio di chi non conosce alcune terminologie dalla versione inglese di Revit (lascio anche la dicitura in inglese per avere un riferimento futuro).

Revit dà all'utente diversi modi per sostituire graficamente come viene visualizzato un elemento. Può non essere sempre chiaro quale metodo "vinca" su un altro, esiste però una gerarchia della visibilità. L'elenco seguente non copre tutti i possibili scenari ma include le più comuni sostituzioni grafiche.

10 è il valore più basso e 1 è quello più alto utilizzando i muri ad esempio:

1. Line Work Tool (Impostazione Linea)
2. Override Graphics in View > By Element > Halftone (Sostituzione grafica dalla vista> Per Elemento> Mezzotono)
3. Graphic Display Options – Silhouette Edges (Impostazioni visibilità/grafica - Silohuette bordi)
4. Override Graphics in View > By Element (Sostituzione grafica dalla vista > Per Elemento)
5. View Filters (Filtri di vista)
6. View Depth – “Beyond” Line Style (Estensioni della vista - stile di linea "Oltre")
7. Phasing Graphic Overrides (Filtri di fase)
8. Visibility / Graphic Overrides > Override Host Layers > Cut Line Styles (Sostituzione Visibilità/Grafica>Stile linea di taglio)
9. Visibility / Graphic Overrides > Projection \ Cut Lines (Sostituzione Visibilità/Grafica>Linee vista/sezione)
10. Project Object Styles (Stili degli oggetti)

Qui un esempio grafico sui muri:

All

Un ulteriore esempio:

  • Nella vista è attiva una sostituzione grafica per la categoria dei muri
  • Il muro ha una sostituzione per elemento
  • Nella vista è impostata una sostituzione grafica per i filtri di fase
  • C'è un filtro grafico attivo che sostituisce graficametne i muri di un determinato spessore

Quando tutte e quattro queste sostituzione sono presenti, di default la sostituzione grafica per elemento risulterà visibile poichè occupa la posizione più alta nella successione al quarto posto:

BlogA

Togliendo la sostituzione grafica per elemento risulterà visibile il filtro di vista:

BlogB

Togliendo il filtro di vista sarà visibile la sostituzione grafica legata al filtro di fase:

BlogC

Infine, cambiando il filtro di fase della vista, apparirà la sostituzione grafica applicata alla categoria:

BlogD

domenica, settembre 07, 2008

Scala a chiocciola


In questi giorni devo realizzare un progetto per un business center e per realizzare delle scale di servizio dal piano deposito a quello esposizione ho pensato di utilizzare delle scale a chiocciola.
Con il comando scala non sono riuscito a sovrapporre le rampe...allora ho pensato di realizzare una famiglia dedicata.
In particolare è una famiglia parametrica di attrezzature speciali che si comporta come un pilastro, con i vincoli in altezza e relativi offset.
Al suo interno sono presenti dei gradini parametrici che devo ancora completare con una nidificata per il parapetto.
Il numero di gradini che occorrono per fare un giro completo di 360° viene calcolato in funzione dell'altezza minima di passaggio.
L'ampiezza di ogni pedata invece viene determinata in funzione delle prescrizioni di sicurezza antincendio.
La combinazione di questi due risultati determina la sovrapposizione dei gradini.
Basta aggiungere un vuoto alla nidificata dei gradini e il gioco è fatto.
Ovviamente nel progetto sarà classificata come attrezzatura speciale, non potrà avere una ringhiera di sistema e non mostrerà la canonica freccia del senso di salita.
Tuttavia è possibile aggirare l'ostacolo nidificando opportune famiglie di modello e di dettaglio.
Spero che possa essere di utile spunto a qualcuno.

domenica, giugno 22, 2008

Risultati del sondaggio

Dai risultati del sondaggio è emerso che le maggiori difficoltà sono legate all'editazione delle famiglie e all'utilizzo delle varianti.

A parte qualche imbecille (statisticamente parlando) che ha segnato tutte le risposte, mi sorprende in negativo che ci sia un 25% che sente la mancanza dei layer.

Questo significa che non è stato digerito il concetto di categorie di oggetti, di What You See Is What You Get, e che molto probabilmente per il proprio lavoro si ricorre ad espedienti di manipolazione in AutoCAD.

Dal mio punto di vista è un male: innanzitutto significa che non si è compreso appieno il funzionamento del programma, ovverosia si sfruttano alcune caratterstiche dell'approccio BIM ma con finalità ristrette al CAD.
Diego Minato, alias Gjiom http://revit-landia.blogspot.com/ una volta mi disse che il problema maggiore dei nuovi utenti Revit con passato AutoCAD è che non riescono ad abbandonare la mentalità CAD in favore di una mentalità più propria, per tradizione, di chi opera nel settore dei componenti meccanici.
Come dargli torto? è senz'altro vero, infatti il CAD non è altro che la trasposizione del tecnigrafo e della carta sul computer, questo ormai è arcinoto.... all'inizio ha spiazzato molti la novità...ma in realtà era solo un cambio di strumenti, perchè l'approccio era rimasto il medesimo: sovrapposizioni di linee indipendenti; la difficoltà era di tipo tecnologico, non di concetto.

Intendiamoci, sono stati progettati i capolavori dell'architettura e dell'ingegneria con quegli strumenti, ma dietro di essi c'erano grandi idee che li manovravano, quindi non sono e non saranno mai solo gli strumenti a definire la qualità di un progetto e della sua realizzazione, ma di certo aiutano.

Occorre fare un ragionamento di più largo respiro.

Cos'è un progetto? Cos'è la qualità in un progetto? o meglio, nel processo edilizio?

Il prof. Maurizio Costantini sostiene che il progetto sia una prefigurazione della realtà, non una semplificazione a compartimenti stagni quindi, ma il gigantesco sistema di variabili interconnesse fra loro che si riversano nel tempo, nello spazio e nella dimensione economico-ecologica-sociale.

Ora la qualità di una prefigurazione di un sistema complesso è tanto maggiore quanto tutte le parti coinvolte in questo processo portano a compimento i loro incarichi negli estremi contrattuali pattuiti in precedenza.

E quindi in forza di questo contratto si può misurare il grado di soddisfazione delle parti e la rispondenza della realtà alle caratteristiche attese.

Il progetto è proprio quel contratto.

Se chi è preposto a redigere il progetto è incapace di controllare il processo edilizio prima che l'idea di progetto si immerga nella dimensione materiale, allora la qualità del progetto rischia di essere pesantemente compromessa.

Le cause possono essere molteplici e da ricercare nel campo di azione del progettista: in primo luogo la sua esperienza e preparazione, la sua disponibilità a mettersi in gioco sempre, il suo aggiornamento, i suoi strumenti di lavoro.

Purtroppo si dà minor peso al fine che non ai mezzi, e ci si ritrova attaccati ad un'idea di "lavoro" che rende più simili a dei mestieranti, mentre invece ci si dovrebbe sforzare di essere professionisti ad ogni costo.

Ora il fine è la qualità di processo, occorre disporre di un progetto il più vicino possibile alla realtà, per fare questo ognuno si sceglierà i mezzi a sè più congeniali, quelli che, utilizzati a regime, permettano di ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo; è un discorso soggettivo, ma è possibile anche delineare dei comportamenti medi, in virtù dei grandi numeri di cui è costituito il "parco progettisti"; è oltremodo possibile azzardare delle previsioni tenendo conto di come questi comportamenti evolveranno in funzione di eventi esterni come l'introduzione di nuove tecnologie.

Ormai il professionista singolo copre una piccolissima parte del lavoro di progettazione, è in forte crescita invece l'associatività, talvolta occasionale, di realtà professionali diverse.
E' indispensabile quindi trovare un sistema per poter comunicare tra tutti i soggetti senza perdere informazioni.

L'altro grande tema per il rispetto del contratto e quindi per l'ottenimento della qualità è l'assenza o, più verosimilmente, il controllo degli errori. Un'efficace sistema di individuazione degli stessi e un processo per neutralizzarli apportando le modifiche necessarie in tempi ragionevoli.

Gli strumenti informatici di ultima generazione che permettono di realizzare queste condizioni fondamentali sono un'evoluzione rispetto ai sistemi CAD, ma nascono da un'idea completamente nuova, focalizzata sul fine, ovvero il BIM (Building Information Modeling, modello di informazioni edilizie). Questo concetto nuovo fa desistere quegli "utonti" che si ostinano a ripetere: "è troppo difficile, se non lo usa nessuno un motivo ci sarà".
Sono persone che non vedono un palmo più in là del proprio naso, che non hanno nemmeno la capacità di accorgersi che stanno per essere tagliati come rami secchi, perchè si scoraggiano al primo ostacolo. E' un costume diffuso anche tra i giovani purtroppo.
Passi a chi ha più di 40 anni, insoddisfatto e frustrato, ma per una mente giovane e fresca non è ammissibile.
Ad ogni modo un progettista che si meriti questo appellativo non si permetterebbe mai il lusso di non stare al passo con i tempi, ma questa è un'opinione strettamente personale.
Per quelli che credono che sia difficile c'è una bel detto: è facile sentire il rumore dell'albero che cade, mentre non ci si accorge nemmeno del rumore che fa la foresta che cresce.

Il BIM è un'identità con il progetto edilizio in tutti i suoi aspetti, non è generico e non è nemmeno un semplice disegno: è specifico del mondo dell'edilizia e rappresenta un modello n-dimensionale, dove n è il numero delle variabili della realtà che definiscono il processo edilizio.

Per poter utilizzare un BIM occorre una profonda comprensione della realtà delle cose, occorre avere un approccio da artigiani: olistico, tecnico e creativo nello stesso tempo.

La prima cosa è dunque staccarsi da una logica 2D per abbracciarne una dove entrino a pieno titolo la terza dimensione dello spazio, il tempo, i costi ecc...

In questo senso è senz'altro meglio una mentalità meccanica: rigorosità e cognizione dell'intero problema da molteplici punti di vista.

Veniamo a Revit.

Revit è un software BIM, la sua logica di scomposizione in categorie prevede che gli oggetti edilizi possano essere suddivisi in categorie, ognuna con caratteristiche particolari, predeterminate e immodificabili.

Quello che si ricava è quindi un insieme di oggetti 3D, 2D ecc...tutto è un oggetto e tutto risponde alla stessa logica.

Per gestire la visualizzazione non occorrono layer, ma è sufficiente agire sulle modalità di rappresentazione grafica delle categorie. Per ciascuna vista 2D/3D è possibile definire come dovrà essere stampato in tavola ogni elemento.
Esistono componenti 2D che appartengono alla vista di lavoro: per alcuni di questi è possibile cambiare l'ordine di visualizzazione e portarlo davanti o dietro ad altri oggetti...
Il what you see is what you get è proprio questo: ciò che vedete a monitor è ciò che otterrete in stampa, esistono dunque all'interno di Revit tutti gli strumenti necessari per modificare colori, spessori, motivi ecc...degli oggetti senza necessità di dover passare attraverso altri programmi e perdere tutta la forza del BIM.

Una piccola nota sulla difficoltà dell'editazione delle famiglie: andate a vedere come si costruiscono le famiglie in altre piattaforme, come ad esempio Archicad.... attraverso listati, codici, preoccupandosi di come deve essere rappresentato un oggetto spessori di linea ecc...

In Revit c'è a disposizione un motore grafico, di sicuro si otterranno oggetti meno complessi, ma a mio avviso con molta meno fatica.

mercoledì, febbraio 27, 2008

Elementi di dettaglio

Gli elementi di dettaglio sono una categoria particolare: appartengono alla vista 2D in cui vengono inseriti, ma a differenza delle annotazioni hanno scala 1:1 col modello, e quindi la loro categoria appare, giustamente, nella scheda degli oggetti modello, pur essendo costituite da linee di dettaglio (ad esempio i componenti di dettaglio, le campiture, le mascherature...). La contraddizione, per così dire, si vede quando usi le linee di dettaglio nel progetto: sembrano comportarsi in modo indipendente dal resto della categoria, infatti agendo sulla categoria dalla scheda modello delle proprietà della vista, si ha che le linee di dettaglio non risentono dei cambiamenti effettuati.

Questo secondo me ha due chiavi di lettura: la prima è scoraggiare l'utilizzo di Revit come tiralinee puro e semplice, anche per oggetti bidimensionali; l'altra è che Revit mette a disposizione uno strumento extra per poter soddisfare la totalità delle esigenze dell'utente, con un oggetto che ha proprietà particolari, anche se da ultima spiaggia.

Per fare un paragone: esistono i modelli generici nelle categorie (che non possono essere messe in abaco) (era vero fino alla release 2013), esiste la modellazione in-place.

Sono possibilità in più, per rendere flessibile la progettazione, a cui ricorrere volentieri (modelli generici nidificati in famiglie di archivio) o meno (modellazione in-place).